Comunità alloggio

Le comunità Alloggio “Alisea”, attraverso la riabilitazione psicosociale al paziente schizofrenico, mirano affinché quest’ultimi riescano a recuperare di nuovo tutte le abilità sociali. Per una persona affetta da schizofrenia può essere impossibile adattarsi a un lavoro, fare amicizie o mantenere una relazione di coppia. Per questo motivo molti esperti parlano di “invalidità sociale”, riferendosi a molte delle limitazioni che riguardano la capacità di integrarsi provocando situazioni di isolamento che solitamente possono causare delle ricadute.

La malattia riduce drasticamente la qualità di vita dei pazienti e in alcuni casi estremi si può addirittura parlare di fenomeni di emarginazione sociale. Per questo motivo, si pensa che un trattamento caratterizzato da antipsicotici e psicoterapia sia incompleto, se non viene accompagnato da una riabilitazione a livello sociale.

Imparare a vivere con gli altri

La riabilitazione psicosociale ha come obiettivo quello di fare in modo che il paziente riesca a recuperare quelle abilità sociali previe alla comparsa della sua malattia o apprenderne di nuove, in maniera tale da avere una vita più indipendente e normale possibile. Queste tecniche mirano alla responsabilizzazione del paziente, richiedendo che quest’ultimo sia partecipe e proattivo nel momento di prendere delle decisioni.

Per questo motivo, questi tipi di trattamento sono sempre di tipo volontario, e affinché siano veramente efficaci richiedono la partecipazione attiva del paziente e delle persone a lui vicine. Le sedute infatti si realizzano in luoghi appartenenti all’habitat naturale del paziente e non negli ospedali o centri speciali.

Un programma di intervento basato su quattro assi principali

Prima di stabilire su cosa lavorare, un’equipe specializzata formata dal Responsabile di Struttura (Psicologo/Psicoterapeuta); Assistente Sociale; Tecnico della Riabilitazione Psichiatrica; valuterà i problemi psicosociali del paziente, partendo da interviste fatte al paziente, ai suoi familiari e ad altro personale che si occupa della sua salute. Gli obiettivi si definiscono in funzione di ciascun paziente e possono cambiare in base alle diverse circostanze.

La terapia psicosociale lavora attraverso la metodologia cognitivo comportamentale: con quest’ultima si cerca di fare in modo che il paziente apprenda nuove tecniche di pensiero in modo tale da permettere il suo riadattamento alla comunità, soprattutto in quattro aree:

Attività della quotidianità: Recuperare le abitudini di igiene e cura della persona. Un paziente che non può avvalersi da solo di questi aspetti ha delle serie difficoltà nell’affrontare le sfide più complesse. Oltre a questi, esiste inoltre un secondo livello di esercitazioni, conosciuto anche come strumentale, riguardante compiti specifici, come ad esempio fare la spesa, usare i mezzi pubblici, cucinare…

Esercitazione delle abilità sociali: con questo tipo di esercitazione si vogliono stimolare e riattivare tutte le abilità sociali necessarie a riadattarsi alla comunità, con l’obiettivo di raggiungere una maggiore indipendenza possibile riattivando al massimo le relazioni sociali.

Questo tipo di esercitazione riguarda i processi più semplici, come quello di mantenere il contatto visivo, fino a quelli più complessi, come le abilità comunicative e l’apprendimento dell’assertività: situazione che sta in mezzo tra l’abulia (inerzia) e l’aggressività.

Riabilitazione lavorativa: Gli specialisti lavoreranno anche con l’obiettivo di migliorare le possibilità di inserimento lavorativo, aiutando il paziente a identificare i punti forti e migliorare le abilità che gli permettano di avere e mantenere un lavoro adeguato alle proprie capacità, o a terminare gli studi, nel caso in cui quest’ultimo stia ancora studiando.

Tempo libero: Oltre alla riabilitazione psicologica del paziente affetto da schizofrenia, esistono un insieme di attività ricreative che permettono non solo di arricchire le relazioni sociali, bensì di mantenere la mente occupata e libera dai pensieri ossessivi.

Reintegrazione sociale

Ovviamente, niente di tutto ciò serve se il paziente non mette in pratica nella sua quotidianità le abitudini acquisite durante la riabilitazione e per assicurarsi che quest’ultima sia stata efficace si programmerà un calendario con controlli frequenti.

Se il paziente ha seguito le attività con interesse ed in modo partecipativo, quest’ultimo dovrebbe quindi essere in grado di affrontare la malattia e la stragrande maggioranza delle situazioni della vita quotidiana in maniera autonoma e soddisfacente.